Il Tempietto di Vastogirardi
In contrada Sant'Angelo, a poca distanza da Vastogirardi, il territorio si arricchisce per la presenza dei resti di un tempietto e di un edificio di epoca sannita. Incantevole è il luogo
immerso nella tipica vegetazione delle montagne
del Matese, nelle immediate adiacenze delle
Fonti del Trigno.
Il periodo di edificazione risale al II secolo a. C., ma reperti archeologici rinvenuti in zona testimoniano frequentazioni più antiche, riferite al IV sec. a. C. Dai reperti trovati non è possibile tuttavia accertare con precisione la divinità a cui era dedicato il tempio: le ipotesi più accreditate parlano della dea Diana o del dio Ercole.
Il luogo, scelto dalla popolazione sannitica per la presenza della ricca sorgente d'acqua e per la vicinanza di un'ampia zona pianeggiante, era ideale per il pascolo delle greggi.
Il
tempio, sorto nei pressi del declivio di Monte
Capraro, è circondato da un corridoio
lungo i lati nord ed est, delimitato da un muro
di blocchi di pietra martellata che svolgevano
anche la funzione contenitiva del terreno. Al
tempio, a cella unica, si accedeva tramite una
scala di cui restano tracce incassate nel podio.
La copertura del tempio era costituita, forse,
da lastre in piombo, alcune ritrovate nel territorio
circostante, mentre altri resti della trabeazione
e dell'architrave sono riconoscibili nella chiesetta
dedicata a San Michele Arcangelo, co-struita
in zona in epoca medievale. Nella stessa chiesa
è presente
una lapide con decori in stile dorico
e con elegante alternanza di metope, su cui
sono riconoscibili i bassorilievi di teste di
buoi, rosette, maschere comiche e tragiche.
Vasi, unguentari a vernice nera, monete e statuette sono state ritrovate nel corso delle campagne di scavo dei primi anni '70. La frequentazione dell'area sacra, che comprendeva il tempio e un edificio a pianta quadrata, le cui rovine sono visibili a una cinquantina di metri da questo, si protrasse fino al II secolo d. C. per poi essere progressivamente ab-bandonata, ma il luogo rimase per secoli importante crocevia dei percorsi seguiti dai pastori durante la transumanza.
E se esigui sono i resti sopravvissuti al logorio del tempo e allo scempio dell'uomo, l'emozione che essi ancora suscitano, dopo millenni di storia, è veramente intensa e contribuisce ad accrescere il fascino di questo paesaggio.
